Premessa

Nella realtà accade frequentemente che la permanenza comunitaria del minore si protragga anche per numerosi anni, così che una bambina/un bambino all’interno della Struttura diventa prima pre-adolescente, poi adolescente, sino a giungere in prossimità della maggiore età, in assenza di una prospettiva di vita alternativa a quella comunitaria.

Ciò avviene a causa del livello di compromissione del sistema fami- liare, all’atto dell’allontanamento dallo stesso del minore. In effetti, i provvedimenti di “messa in protezione” dei minori sono spesso emessi solo a “situazione già esplosa”, spesso estrema e molte volte irrecuperabile.

Il destino del minore è quindi quello di rimanere in una struttura comunitaria per anni, nella lucida consapevolezza, da parte del Tribunale per i Minorenni e dei Servizi sociali della impossibilità  per la ragazza/il ragazzo di un rientro a casa sino alla maggiore età, nella quale “magicamente”  il soggetto minore diventerebbe soggetto maggiore compiutamente in grado di badare a se stesso. In realtà, un’amplissima letteratura scientifica, sociale e socio-sanitaria rimarca “la fragilità permanente” dell’ex-minore  a rischio, rappresentabile con l’immagine del “tavolo a tre gambe”, che può reggersi perfettamente e felicemente in equilibrio per tutta la vita ma può anche, molto più facilmente che non gli altri “tavoli”, “traballare” alla prima difficoltà e talora cadere, andando in pezzi.

Perché, allora, essendo sovente la famiglia non più recuperabile, non si perseguono, o comunque non si perseguono con la necessaria celerità ed efficacia, i percorsi dell’affidamento etero-familiare e dell’adozione?

Anche in questo caso la risposta è immediata. L’affido etero-familiare, stabilito da un’ampia legislazione, è per i minori in situazione di grave disagio strumento aiutativo preziosissimo ma contestualmente di difficile applicazione, necessitando di una complessa serie di interventi ed azioni: sensibilizzazione del territorio; promozione dello strumento; reperimento delle famiglie disponibili; formazione delle stesse; costituzione di una banca-dati; studio delle caratteristiche ed esigenze del minore ai fini del migliore abbinamento con una famiglia affidataria; avvio dell’affido con un preciso programma di sostegno e monitoraggio e con la disponibilità/capacità di un pronto intervento in caso di crisi; etc..

Purtroppo, con le risorse umane ed organizzative attualmente in possesso dei Servizi socio-sanitari, la realizzazione sistematica e puntuale della suddetta serie di interventi ed azioni risulta molto difficile, talora utopistica.
E così i minori in tanti casi rimangono fermi in Comunità per anni, ed è loro preclusa la possibilità/opportunità/speranza della costruzione di un futuro diverso e migliore, attraverso l’aiuto ed il supporto di una famiglia valida, in grado di accogliere adeguatamente, di guidare nelle scelte, di sostenere nelle difficoltà, e di costituire una base sicura e rassicurante, per aiutare il completamento del percorso di sviluppo e il delicato ingresso nella vita adulta.